Un linguaggio, tanti linguaggi

by Luca Baldini on 17 giugno 2014

Il 2 giugno c’è stato l’atteso WWDC di Apple. Io l’ho guardato in real-time e sono rimasto colpito da alcune novità che vorrei condividere con voi.

Per cominciare lo sforzo fatto da Apple per rendere più potenti le WebView. Non solo sarà attivato Nitro, che renderà le applicazioni web ibride molto più veloci, ma sarà presente anche un nuovo canale dedicato per la comunicazione bidirezionale tra la parte web e quella nativa delle app. Inoltre ogni WebView girerà in un processo dedicato che potrà utilizzare in maniera più efficiente la memoria.

Ho davvero apprezzato il fatto che Apple lavori per facilitare lo sviluppo di applicazioni ibride, altrimenti, perché creare un apposito oggetto il cui unico scopo sia quello di far comunicare la parte nativa e la parte web tramite lo scambio di messaggi? Se qualcuno di voi è interessato a conoscere tutti i miglioramenti che saranno presenti in iOS8 vi invito a guardare il filmato della lezione tenuta durante il WWDC riguardante i miglioramenti alle WebView.

Ma la cosa che mi ha colpito di più è stata Swift, il nuovo linguaggio di programmazione di Apple per le applicazioni native. Fino ad oggi, chi voleva sviluppare app per dispositivi iOS doveva conoscere Objective-C. Non c’era altro modo ed anche io ho dovuto impararlo per creare Caravel e per rendere Instant Developer capace di creare pacchetti di installazione.

Mi è capitato di leggere, nei vari forum che seguo, le reazioni di molti programmatori che si lamentavano del fatto che avrebbero dovuto imparare un nuovo linguaggio di programmazione e che, dopo aver passato tanto tempo a studiare e digerire un linguaggio ostico come Objective-C, avrebbero dovuto impararne un altro per poter continuare a sviluppare. Perché, anche se è vero che in iOS8 sarà possibile utilizzare sia Objective-C sia Swift, sono in molti a pensare che in futuro Swift diventerà il linguaggio più usato in ambito iOS.

Mentre leggevo queste cose pensavo che tutto questo era già successo con Visual Basic 6 e C#. Quando uscì C# molti programmatori che erano abituati a sviluppare in VB6 hanno dovuto imparare a farlo in C#. Tutti tranne quelli che stavano utilizzando Instant Developer, loro hanno dovuto semplicemente attivare un nuovo checkbox e ricompilare per ottenere l’applicazione web in C#.

Sono sempre più convinto che i programmatori debbano essere liberi di pensare alla logica delle applicazioni senza dover necessariamente imparare nuovi linguaggi, anche e soprattutto perché un conto è imparare un linguaggio ed un conto è impadronirsene ad un livello tale da essere in grado di sviluppare applicazioni complesse.

Voi cosa ne pensate? Avete già scaricato il manuale (700 pagine) di Swift da iBooks? Io l’ho quasi finito :-)

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1 Senni Alberto 17 giugno 2014 alle 14:51

Con INDE un programmatore non è più un programmatore vero e proprio ma si avvicina molto all’analista funzionale.
Aggiungo che trovare tempo per leggere e digerire 700 pagine di manuale e poi applicarlo in maniera produttiva costa molto…

2 Giuseppe Cassanelli 17 giugno 2014 alle 14:58

Con me sfondi una porta aperta… io ero già stanco di imparare linguaggi dopo il PL/I ( http://it.wikipedia.org/wiki/PL/I ).

E i motivi sono proprio quelli esposti da Alberto.
Non c’è storia :-)

3 poidomani giovanni 18 giugno 2014 alle 08:54

noooooo basta linguaggi, ho iniziato con RPGII, appena l’ho appreso mi hanno proposto un lavoro in Logol, poi in Cobol, poi in VB, poi in VC++, poi in C#, avevo iniziato a studiarmi Android, un po’ di PHP tanto per gradire, un’occhiatina veloce a Pyton e naturalmente tanto INDE.
Voglio fermarmi a INDE.

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