Perché Steve Jobs è così amato?

by Giuseppe Lanzi on 11 ottobre 2011

Non è ancora passata una settimana e già il suo ricordo inizia a scemare, come avviene per il flusso di articoli e di parole che lo riguardano. Ma questa mattina, mentre stranamente sfogliavo delle pagine in Yahoo Answers, mi sono imbattuto in una domanda: Perché Steve Jobs è così amato? Se venisse a mancare il fondatore della Microsoft, della Sony o della Samsung avrebbe avuto lo stesso clamore?

Questa domanda mi ha colpito perché ha colto un aspetto vero: il fascino di Steve Jobs non era solo in quello che era riuscito a fare, ma in come lui ha visto e vissuto la sua vita. E, conoscendolo, si vede che le sue invenzioni ed i suoi prodotti hanno trasmesso quel tratto caratteristico.

Forse il documento più illuminante per scoprire chi era è il discorso del 2005 ad un gruppo di universitari di Stanford. Se non lo avete ancora visto potete farlo adesso, è in cima alla pagina; si può seguirne il testo in questo articolo di TechCrunch.

Le domande e le affermazioni di Steve Jobs sono di quelle che non lasciano tranquilli:

“Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”
“Nessuno vuole morire. Ma in fondo la morte è il destino che tutti condividiamo.”
“La morte è probabilmente la migliore invenzione della vita. Ne costituisce il fattore di cambiamento”.
“Rimani appassionato, rompi gli schemi. È quello che mi sono sempre augurato”.

Pensate a cosa vorrebbe dire vivere così intensamente tutti i giorni della nostra vita. Forse non tutti diventeremmo inventori o capitani d’azienda, ma sicuramente sarebbe una vita più “libera”, più “umana”.

Anche a voi interessa?

Opinioni interessanti:
Se un uomo che vive è contagioso
A Stanford non c’ero, ma ora interroga me

{ 4 comments… read them below or add one }

1 Raffaele 12 ottobre 2011 alle 09:08
2 Alberto Senni 12 ottobre 2011 alle 09:15

Penso che abbia colpito molto perchè ha rappresentato con la sua vita giocata fino all’ultimo (chi dimenticherà le immagini di quell’omino consumato dalla malattia che sfila si presnta al pubblico sfilando l’ipod dai pantoloni oppure sulla poltrona che diverte con l’ipad?) la voglia di vivere con gusto e curiosita al di la tutto.
Si è letto di tutto in questo giorni sul suo carattere, su come fosse imprenditore, su come abbia fatto strada, ma fatto sta che anche il PC che uso ora ha caratteristiche che in qualche modo nascono da sue intuizioni e quanto a detto in quel discorso comunque porta ad un positivo ed una voglia di vivere che non si incontra spesso e non ricordo che esistanto tante altre persone che abbiano parlato positivamente della morte e l’abbiano considerata come fattore positivo testimoniandolo di persona.

3 Giuseppe Lanzi 12 ottobre 2011 alle 15:38

@Raf Concordo. Jobs non era certo il Messia. Ma io non ho letto in questi termini il post di Andrea.

L’articolo di Socci è ben scritto come sempre, ed è convincente. Anche se non credo corretto un confronto tra il 2011 (anno della morte di Jobs), il 1887 (anno della morte di Matteucci), il 1968 (anno in cui Faggin ha sviluppato il primo microprocessore) e il 1993 (anno della morte di Sabin). Perché l’unico anno in cui un tutti avrebbero potuto dire la loro è questo: ora che internet, twitter, facebook e compagnia bella sono ovunque. Il suo decesso potrebbe aver avuto molta più eco degli altri per questo motivo (anche se Faggin può sperare di riscattarsi perché ancora vivo), e semplicemente anche perché era più famoso.

Sapevo che qualcuna delle sue frasi celebri fosse rubata, ma setacciando le informazioni buone dal meme-necrologio che ha contagiato la rete penso che il punto sia davvero questo: perché tutto questo trambusto?.
Ho l’impressione che la risposta faccia capolino nell’articolo “Se un uomo che vive è contagioso” citato nel post: “in lui vediamo la possibilità di recuperare quel desiderio di cui il cuore è fatto e che rende la vita vita”.

Personalmente, penso che se a questo punto trovo anche chi risponde a “Che cosa diventa quel desiderio vibrante davanti alla parola fine?” allora ho trovato qualcuno da seguire.

4 Alberto Senni 13 ottobre 2011 alle 12:45

A proposito di persone che hanno segnato la storia dell’informatica segnalo anche Dennis Ritchie:
Dennis MacAlistair Ritchie was an American computer scientist notable for developing C and for having influence on other programming languages, as well as operating systems such as Multics and Unix. He received the Turing Award in 1983 and the National Medal of Technology 1998 on April 21, 1999. Ritchie was the head of Lucent Technologies System Software Research Department when he retired in 2007.

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