La realtà è un videogioco?

by Andrea Maioli on 11 settembre 2012

Durante il mio lavoro di analisi delle tendenze del mondo mobile mi sono imbattuto in un “corto” realizzato come progetto di laurea in un’Accademia di Belle Arti di Gerusalemme.

Il film, che dura circa sette minuti, affronta il tema della realtà aumentata immaginando un futuro in cui si vive in simbiosi con la tecnologia che diventa come un “sesto senso” sempre a nostra disposizione. Vi consiglio di guardarlo anche se non siete pratici con la lingua perché le situazioni sono facilmente comprensibili e perché il senso dell’ironia sottinteso lo rende particolarmente umoristico.

Devo dire che al termine della visione mi sono chiesto se è questo il mondo in cui mi piacerebbe vivere. E’ vero che nel film ci sono situazioni esagerate ma, ripensandoci, mi è successo più volte di parlare con qualcuno mentre di nascosto stava chattando con il suo telefonino con chissà chi, e la sensazione di “disconnessione” che ne derivava mi ha innervosito non poco.

Non voglio negare i vantaggi che tutti i giorni derivano dall’uso delle tecnologie mobile: un mondo di informazioni e di comunicazione sempre disponibile è qualcosa di realmente utile. Tuttavia una situazione surreale come quella descritta rischia di inquinare la percezione del “presente”, dei fatti che accadono, trasformando di fatto la vita in un videogioco.

E se pensate che questo sia un problema da noi lontano, guardate cosa sta facendo Google con i suoi occhiali. Il prototipo è previsto per il prossimo anno!

Che ne dite? Dovremo rassegnarci tutti a vivere una competizione continua (ogni situazione avrà il suo punteggio) o c’è una via d’uscita?

 

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1 fabio 11 settembre 2012 alle 16:19

a me più che il punteggio è il fatto che quello che vedo è per metà reale… te lo immagini in un mondo dove uno dei tuoi sensi è metà offuscato da una macchina pilotabile quanta libertà perdi, quanto divieni tu l’essere pilotato, il punteggio di altri. La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo e non un tutt’uno con esso.
Per cui ti dico che questo futuro per molti tratti è più terrificante di un futuro alla blade runner

2 Stefano Pagliuca 11 settembre 2012 alle 16:44

La via d’uscita c’è sempre… dove cercarla?

Per me la via d’uscita è dentro ognuno di noi, nall’accettare e far nostra o meno, una certa tecnologia e quindi, un certo stile di vita.
Sono i “paletti” del confine tra accettabile e non accettabile, buono per noi o non buono a definire cosa faremo nostro e cosa lascieremo usare ad altri.

La domanda seria ed impegnativa, secondo me è, abbiamo veramente chiari quali sono questi limiti dentro di noi? Abbiamo una visione sistemica d’insieme che ci consente di vedere a più ampio spettro i probabili risultati (positivi o negativi per noi e per gli altri) delle nostre scelte?

3 Riccardo Bianco 14 settembre 2012 alle 16:00

Chissà se un giorno questo tipo di impianto ci verrà appiccicato da neonati, come fosse un vaccino o un battesimo… tecnologico.
Non ci sono risposte semplici, penso sia un impegno giornaliero: fare la scelta giusta. La parte terrificante è la possibilità che questa scelta venga fatta da altri per noi, anche in buona fede… o forse è già stata fatta?
Tutto molto Ghost in the Shell, quando arrivano i Cyborg e le AI auto coscienti?

4 Andrea Maioli 14 settembre 2012 alle 16:10

La cosa che mi impressiona di più è che alla fine sarà una nostra scelta. Saremo noi che, consapevolmente, ci infileremo in testa quella roba e alla fine non ne potremo più fare a meno. Più o meno come i cellulari: gli uomini hanno vissuto felicemente senza averli per migliaia di anni, e ora vedo i miei figli che non vogliono uscire di casa se non lo trovano.

5 Riccardo Bianco 14 settembre 2012 alle 16:37

Probabilmente sarà così… anche perché quando l’ho visto ho pensato: lo voglio!

Pensa ai firewall per il cervello e gli anti virus… avremo Norton AV che ci gira per i neuroni e se dimentichiamo di pagare la licenza… zac! Oppure immagina i prodotti Open Source per il cervello… ahahaha, e lo share delle idee? Avremo Drop Box piantato in testa.
Mi farò eremita e vivrò dentro una grotta, la gente verrà a visitarmi e mi darà da mangiare, come allo zoo: “guarda figliolo, noi eravamo così, homo disconnessus.”
;)

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