Instant Developer: Foundation o Cloud?

by Andrea Maioli on 16 febbraio 2016

Siamo alle ultime battute nella preparazione della versione finale di Instant Developer Cloud che, come avevamo annunciato, sarà rilasciata a fine marzo. In questo periodo molti mi chiedono: ma quale dobbiamo usare per il prossimo progetto: Foundation o Cloud?

Colgo l’occasione di rispondere a questa domanda anche per rassicurare chi dovesse temere per il futuro di Foundation. Le due edizioni di Instant Developer ci sono e ci saranno perchè rispondono a due mercati differenti.

Instant Developer Foundation è perfetto per applicazioni aziendali, web o mobile, in cui è importante la velocità di sviluppo e la capacità di arrivare al risultato tramite iterazioni rapide. In questi casi il numero di utenti non è elevatissimo, fino a qualche centinaia, mentre i processi da gestire sono complessi ed articolati. Ecco perchè i template business che Foundation mette a disposizione danno il massimo risultato con il minore sforzo e senza richiedere competenze tecnologiche specifiche.

Nelle applicazioni customer-facing normalmente è il contrario: il processo è semplice, ma il numero di utenti può arrivare nell’ordine dei milioni. Per avere successo occorre che gli utenti comprendano immediatamente la risposta ad un loro bisogno, quindi user experience e focalizzazione sono i fattori più  importanti. In questi casi è necessario ricorrere ad un designer professionista e a strumenti di sviluppo che garantiscano il massimo della flessibilità e delle performance. Instant Developer Cloud nasce proprio per darvi questo.

Siamo quindi di fronte a due mercati differenti, che richiedono risposte diverse e l’uso di strumenti appositamente pensati per ognuna di esse. Instant Developer, con le sue due edizioni, è la risposta mirata ad entrambi.

Concludo ritornando alla domanda del titolo: non Foundation – o – Cloud, ma Foundation – e – Cloud.

Immagine: Bertalan Szürös - Coffee vs Milk II.

{ 4 comments… read them below or add one }

1 Mauro Marini 16 febbraio 2016 alle 15:01

Articolo molto interessante, di cui mi piace soprattutto la “e” finale.
Nel mercato con cui mi confronto più spesso (la P.A.), ma anche in quello enterprise, è utilissima la combinazione di strumenti di supporto ai processi complessi di backoffice “e” strumenti per il supporto di processi semplici (parte di quelli complessi) distribuiti su tanti utenti mobili.
Quindi un modo altrettanto interessante per far capire la differenza tra cloud e foundation, alternativo a separare i loro mercati e le metodologie di sviluppo, potrebbe essere quello di mostrare casi in cui lavorano insieme, ognuno per una funzione diversa.
Mauro

2 Enrico 19 febbraio 2016 alle 15:14

Dico la mia:
il mio target è la realizzazione di gestionali ad hoc per pmi che necessitano di soluzioni molto personalizzate.
Quindi foundation, che fa tanto Asimov.
Ma devo dire che anche in questo ambiente, le raccomandazioni che più spesso ricevo sono: che sia semplice! che non sia una pulsantiera! che lo sappia usare anche la tizia che avrai capito non è un genio, e via dicendo.
In altri termini la ricerca di ridurre al minimo l’effort (lo “sbatti” in italiano corrente) necessario per interfacciarsi con lo strumento è decisamente prioritaria. è curioso vedere come aziende, dell’ordine di grandezza di un centinaio di dipendenti, utilizzi whatsapp come strumento principale per comunicazione ed organizzazione interna, snobbando strumenti ben più professionali (di cui si sono dotate): la regola dello sbatti vince sempre.
Quindi resto perplesso da questa differenzazione, considerando come i due scenari proposti stiano convergendo: non sarebbe un vantaggio potenziare “semplicemente” il vecchio inde con i tools della versione cloud? magari tramite moduli o estensioni a pagamento.
Cercando di interpretare… pragmaticamente la “e” finale, ed agganciandomi a quanto detto da Mauro al post sopra, la soluzione attualmente proposta sarebbe: dotarsi di due licenze, installare due prodotti diversi, chiudere con la crocetta in alto a dx una versione e fare doppio click sull’icona dell’altra, importare il progetto, etc.. in tutto in base alla natura della funzione che vorremmo implementare in quel momento?
ad ogni modo, non vorrei esser frainteso, questi sono i miei semplici due cent: rinnovo la stima che ho per tutti voi e l’entusiasmo verso il vostro prodotto, davvero valido!

3 Andrea Maioli 19 febbraio 2016 alle 15:24

@enrico: secondo la mia esperienza il problema della user experience non si risolve solo con un tool di sviluppo, ma primariamente con una focalizzazione molto spinta del processo e un inevitabile progettazione iniziale da parte di esperti di UX (che non devono essere sviluppatori… di solito non funziona!).

Aggiungo che i template mobile di Foundation sono perfettamente aderenti agli standard base dei dispositivi mobile, quindi per le applicazioni B2B e B2E risolvono velocemente il problema senza dover usare altri strumenti.

4 Andrea Maioli 19 febbraio 2016 alle 15:28

@mauro: i due strumenti lavorano insieme e saranno ancora più integrati.

Tuttavia nel caso B2C è quasi obbligatorio andare in un public cloud proprio per le caratteristiche specifiche di tali app (numero di utenti indefinito e molto variabile, collegati da reti pubbliche). Oltre alla questione della UX che nel caso B2C ha una importanza 100 volte superiore agli altri casi, anche se il problema è sentito comunque.

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