Impariamo da Facebook

by Giuseppe Lanzi on 24 novembre 2015

Conosco molte persone che all’affermazione del titolo risponderebbero dicendo “ma figurati, Facebook è solo un grande mangia tempo” e non posso negare che da un certo punto di vista hanno ragione. Mi sono trovato più di una volta a scorrere le notizie di Facebook usando male il mio tempo e trovandomi a dire “ma basta, è meglio se faccio altro”. Tuttavia in questi giorni in cui il mondo sta affrontando situazioni difficili ho notato una cosa che penso sia uno spunto di discussione interessante.

Sto parlando della funzione Safety Check di Facebook, con la quale il social network più popolare del mondo reagisce a situazioni di crisi aiutando gli utenti a tranquillizzare i propri amici e parenti sulla loro salute. Il funzionamento è semplicissimo, cito dalla pagina ufficiale:

  1. Se dovessi trovarti nelle vicinanze di un disastro naturale, ti chiederemo se stai bene;
  2. Se stai bene clicca o tocca il pulsante “sto bene” per informare subito amici e cari;
  3. Ti informeremo quando gli amici dicono di stare bene. Puoi anche controllare le liste degli amici che potrebbero trovarsi nella situazione d’emergenza.

Vi racconto perché ho fatto questa riflessione.

Lo scorso 13 novembre mi trovavo fuori casa in una zona dove la rete cellulare prende a tratti, una di quelle situazioni dove metti via il cellulare perché tanto prende così poco che non hai voglia di girare per l’albergo alla ricerca del segnale wifi. Ero già a letto e stavo per addormentarmi quando mi è arrivato un sms: “hai visto cosa succede a Parigi?”.

Sono sceso dal letto, ho cercato il segnale wifi e mi sono messo a leggere i giornali in un angolo della stanza.

Mia moglie si è svegliata e l’ho aggiornata su quel che stavo leggendo. Poco dopo la domanda “chissà come sta Tizio!” – “Cavolo è vero, abbiamo degli amici che ora vivono a Parigi, come staranno?”. Pochi minuti dopo la notifica di fb: Tizio ha confermato di stare bene durante Attacchi terroristici a Parigi.

Quel week end ero fuori per un seminario della durata di tre giorni assieme a circa altre 200 persone. Condividendo con loro i pensieri, le emozioni e le esperienze della notte ho scoperto che non ero l’unico ad avere amici nella zona colpita dalla crisi e che sono stati in diversi ad essere rassicurati dalla notifica del Safety Check.

Cos’è successo? È successo che questi nostri amici hanno ricevuto la domanda di Facebook Stai bene? e hanno semplicemente risposto con un tap. Giustamente troppo intenti a capire cosa stava succedendo in città nessuno di loro ha scritto su Facebook uno stato particolare, ma tutti hanno avuto un modo semplice di avvisare Sto bene.

Non è questo il luogo dove parlare dei fatti in questione e non voglio certo cavalcare la notizia, ma sono rimasto colpito dalla funzionalità di FB, sia dalle premesse sia dalle sue conseguenze che essa comporta:

  • è stato implementato un sistema di individuazione delle situazioni di crisi;
  • è stato implementato un algoritmo con il quale si stima la situazione di pericolo di un utente;
  • è stata implementata una funzione con uno scopo molto lontano dal motivo per cui è stato creato il social network.

Chi ci segue da tempo sa quante volte ci siamo trovati a dire che per sviluppare mobile bisogna cambiare mentalità, pensare a servizi diversi alle volte non strettamente legati al nostro business o a interfacce e procedure appositamente pensate per gli utenti mobile. Procedure che richiedono una progettazione, un’infrastruttura e un mantenimento continuo.

Ecco, Safety Check è un esempio lampante di questo: una funzionalità apparentemente lontana dal core business ma con un valore aggiunto decisivo per gli utenti.

È questo tipo di approccio che ci dà un’opportunità in più di imparare davvero cosa significa mobile.

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Cortana ti fa mantenere le promesse | il blog di pro gamma
5 febbraio 2016 alle 21:02

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1 Giuseppe Cassanelli 24 novembre 2015 alle 18:15

Concordo in pieno con te.
Ho letto però anche riflessioni secondo le quali la cosa sia un po’ più “pelosa”: in tal modo FB avrebbe raccolto altre informazioni su migliaia di utenti, non si sa bene con quali fini e con quali possibili profitti.
E alla fine ci potrebbe anche stare: viene dato un servizio gratuito ma prezioso, viste le circostanze, e da qualche parte deve pur essere “pagato”.
Dopo tutto nessuno è obbligato ad usarlo.

2 Enrico 25 novembre 2015 alle 20:25

Il valore aggiunto, la qualità che non ti aspetti, è quella che strappa un sorriso e la soddisfazione del cliente, confermo.
è il vecchio esempio del treno: se prendo IC Genova Milano do per scontato che mi porterà a Milano, se il vagone è comodo, pulito, climatizzato, e ci trovo pure il wi-fi allora sì che son contento.

però se scendo e mi trovo a Brescia….

3 Giuseppe Lanzi 26 novembre 2015 alle 14:34

Giusto Enrico, hai ragione: oltre a dare un valore aggiunto è importante ma senza tralasciare lo scopo primario per cui nasce il software.

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