Il business model: perchè influenza il design?

by Andrea Maioli on 8 novembre 2016

Negli ultimi articoli dedicati al design delle app abbiamo visto quali sono i documenti da scrivere prima di creare il mockup e cioè lo User Profile, che descrive gli utenti, e le User Story che descrivono i processi.

Oggi vorrei entrare nel dettaglio del terzo e ultimo documento preliminare: il business model, partendo proprio dal capire come esso influenza il mockup dell’app. Non c’è dubbio infatti che il business model sia un componente essenziale del business plan dell’operazione, ma perché preoccuparsene in fase di mockup?

La risposta consiste nel fatto che quasi tutte le app vengono sviluppate come software as a service e non in funzione di un corrispettivo predeterminato, quindi la monetizzazione e la promozione devono essere parti integranti delle funzionalità dell’app. In poche parole l’app si deve vendere da sola e occorre pianificare attentamente come questo deve avvenire.

Come si inizia il documento business model? Definendo gli obiettivi da raggiungere. Mentre nel business plan si ragiona di costi e ricavi, qui gli obiettivi possono essere diversi, ad esempio:

  1. il numero totale di utenti / installazioni / registrazioni.
  2. il numero di sessioni / giorno.
  3. il tempo totale in minuti di utilizzo / giorno.
  4. un determinato numero di eventi significativi (ad esempio acquisti, condivisioni su facebook, ecc) / giorno.

Dopo aver identificato gli obiettivi, occorre descrivere le caratteristiche che l’app deve mettere a disposizione per raggiungerli. Questa fase è molto complessa e il mio consiglio è quello di iniziare guardando come si muovono le app simili alle nostre. È molto difficile inventare nuovi business model da zero: è più facile adattare quelli esistenti al caso che stiamo trattando.

Per evitare di rimanere teorico, vi propongo il caso dell’applicazione di esempio ToBuy. ll valore di questa applicazione è quello di ottimizzare il processo di acquisto nei supermercati. Questo valore non è però direttamente monetizzabile: pochi sarebbero disposti a pagare per averlo, anche in considerazione del fatto che ci sono tante app gratuite concorrenti.

Un buon obiettivo per ToBuy è invece la massimizzazione del numero totale di spese effettuate ogni settimana. Questo implica:

  1. Che l’app deve essere gratuita, sia a livello di app store che di utilizzo.
  2. Che la creazione di un account utente non deve essere obbligatoria per evitare frizioni prima ancora di iniziare a godere del valore dell’app.
  3. Che ci devono essere funzioni di diffusione dell’app tramite social network. La sola funzione di condivisione spese non è sufficiente perchè avviene all’interno della stessa famiglia.

Come questo obiettivo si può convertire in una effettiva monetizzazione? Non con la pubblicità in-app, che per essere efficace richiede un numero di installazioni superiore al milione e una fidelizzazione estrema all’utilizzo dell’app.

ToBuy invece può rappresentare un canale di marketing per i supermercati: sapere cosa una persona vuole comperare permette di influenzare le decisioni di acquisto. Ad esempio si può sviluppare una API che permette ad un supermercato di inviare una notifica come questa: “fai la spesa qui, puoi risparmiare fino a 12 euro sulla tua lista di oggi”. E se l’utente accetta magari si trova la lista già ordinata secondo la disposizione della merce nel supermercato selezionato.

Al di là dell’esempio ToBuy, è evidente che la strategia di monetizzazione influenza il progetto dell’app dalle sue fondamenta e quindi il documento Business Model è parte essenziale delle informazioni preliminari alla creazione del mockup.

La prossima settimana voglio parlarvi della realizzazione vera e propria del mockup a partire dai tre documenti analizzati. Nel frattempo, se volete, potete provare ad inventare un Business Model alternativo per ToBuy, sono curioso di scoprire che cosa troverete.

{ 5 comments… read them below or add one }

1 Giuseppe Cassanelli 10 novembre 2016 alle 09:30
2 giovanni poidomani 12 novembre 2016 alle 10:33

contrariamente a quanto dice il mio amico Cassanelli [ :-) ] io invece sono molto interessato a questa serie di lezioni perché si apprendono concetti fondamentali e invito Andrea alla fine a metterle tutte insieme in un manualetto da poter scaricare, rileggere con calma e utilizzare come guida ogni volta che si svilupperà una nuova app.

3 Andrea Maioli 12 novembre 2016 alle 10:46

Sarà fatto!

4 giovanni poidomani 12 novembre 2016 alle 10:55

Caro Joseph ho letto del “dash button”! E’ superato! Presto arriveranno i robot cameriere-maggiordomo e non dovremo neanche più preoccuparci di premere un bottone. La nostra automobile andrà a prendere, da sola, i bambini a scuola. Poi manderemo il Robot a scuola perché si laurei in medicina (in un solo mese) e così avremo il medico di famiglia nel vero senso della parola. Il limite è la fantasia. Che sia giunta l’ora di Inde Robot?

5 Giuseppe Cassanelli 12 novembre 2016 alle 13:53

Questi articoli sono ASSOLUTAMENTE interessanti… facevo solo notare l’evoluzione tecnologica ;-)

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