I talenti in azienda

by Andrea Maioli on 16 novembre 2010

Qualche giorno fa, durante un pranzo con alcuni amici, si è cominciato a parlare di un problema che affligge molte aziende italiane, soprattutto quelle informatiche: la difficoltà di trovare e mantenere in azienda personale di talento.

La soluzione proposta era semplice, un po’ darwiniana: promettere altissime retribuzioni a fronte di altissime prestazioni e per chi non ci riesce un rapido licenziamento.

Questa soluzione è forse un po’ semplicistica e di difficile applicazione, ma il problema rimane. Voglio quindi cogliere l’occasione di parlarne in questo articolo, per raccontare come abbiamo deciso di affrontarlo e per confrontarmi con chi legge e vuol dire la sua.

In Pro Gamma questo problema è ancora più complicato: non solo abbiamo bisogno di persone di talento, ma disposte ad integrare il loro lavoro con quello degli altri. Da noi occorre quindi anche disponibilità e spirito di sacrificio perché è solo dall’unione dei risultati di tutti che si ottiene un prodotto organico. A volte, anche le giuste genialate personali devono essere rimandate.

E quindi abbiamo deciso un percorso all’inverso: invece che cercare persone di talento, abbiamo cercato i talenti nelle persone che già lavorano con noi. Come? Facendo in modo che per ognuno il lavoro di ogni giorno diventi un continuo cammino formativo, fatto di obiettivi stimolanti e realistici, tenendo conto delle inclinazioni personali e condividendo anche la responsabilità dei fallimenti. Insomma, scommettendo su di loro, cercando di trattarli come faremmo con i nostri figli.

Non è una strada semplice perché richiede un grande coinvolgimento personale e non sempre siamo  riusciti ad arrivare agli obiettivi previsti nei tempi a disposizione. Però in questi anni mi sono sorpreso tante volte vedendo persone, all’apparenza inadeguate, sviluppare una responsabilità ed una passione per il proprio lavoro che ha portato a tanti risultati notevoli, anche se non erano quelli previsti all’inizio.

E da voi, come succede?

{ 5 comments… read them below or add one }

1 Giovanni Poidomani 16 novembre 2010 alle 16:46

io penso che ovunque il sistema migliore sia quello di favorire l’autostima dei collaboratori, io sono contrario alle gerarchie nei team di sviluppo e alla competizione, penso che si ottengano più risultati in un ambiente collaborativo rispetto ad uno competitivo e se non ricordo male alcuni studi lo confermano. Ovviamente la retribuzione deve essere adeguata perchè con l’autostima non si paga il mutuo.

2 Danilo 18 novembre 2010 alle 20:50
3 Andrea Maioli 19 novembre 2010 alle 08:30

Ringrazio Danilo per il suo contributo. Ho trovato il video molto interessante e in tema anche con il commento di Giovanni. E’ indicato anche a chi non è in grado di seguire la conversazione in lingua americana al meglio.
Non perdetevelo, vale 10 minuti del nostro tempo.

4 otello azzali 29 novembre 2010 alle 16:50

Il video è molto ben fatto ed interessantissimo. Complimenti per il contributo.
Come ogni cosa che viene dall’america rende in modo scientifico le idee che noi latini spesso sentiamo sulla nostra pelle (o con lo stomaco), anche se da noi vige più spesso la teoria dei “4 calci nel c..o” piuttosto che il coinvolgimento.
Anche la teoria dello stipendio alto ed un rapido licenziamento in caso di insuccesso non è altro che una versione sofisticata dei “4 calci”.
C’è un solo modo per avere successo con le persone in azienda: Amarle (professionalmente intendo).
Riconoscerne i meriti raggiunti sui singoli obiettivi, stimolarne la crescita, farli sentire parte di una comunità e di un obiettivo comune, correggerli dove sbagliano.
Difficilissimo perchè ci devi credere: hai ragione Andrea, come con i tuoi figli.
Unica controindicazione: non c’è marcia indietro!

5 Andrea Maioli 29 novembre 2010 alle 18:00

Otello, hai ragione: non c’è marcia indietro!

Leave a Comment

Previous post:

Next post: