Fare, fare, fare

by Giovanni Foschini on 21 maggio 2013

 

 

Anche quest’anno è iniziato facendo un budget, pianificando una serie di azioni di marketing e commerciali per raggiungere gli obiettivi previsti.

È accaduto però che dopo questi primi quattro mesi mi sono scoperto affaticato, anche se non per un problema di risultati. Per fare un esempio, un’evidenza di questa fatica era nel fatto che alla tipica domanda: “Come va?”  la mia risposta automatica fosse “Tutto bene, sono solo un po’ incasinato”. Ma perché ero incasinato se all’inizio dell’anno avevo organizzato il lavoro da fare?

Mi sono accorto che strada facendo mi stavo lasciando prendere dalle mille situazioni, occasioni, interrupt che si susseguono nella giornata e di conseguenza stavo deviando dalla linea ordinata che mi ero prefissato.

Quello che però mi ha colpito di più è che operando così ho smesso di giudicare l’efficacia del mio lavoro, rimandando a data da destinarsi quei momenti in cui cerco di analizzare cosa sto facendo, se lo sto facendo nel modo giusto o se c’è qualcosa da correggere. Il risultato è che si lavora tanto, ma senza certezza dei risultati e senza un cammino di miglioramento continuo.

Per fortuna prima o poi succede qualcosa che ti fa alzare la testa. Per me l’occasione è stata una riunione aziendale in cui  Giuseppe ha affrontato e risolto brillantemente una criticità nell’organizzazione del lavoro di assistenza. Vedere come, semplicemente fermandosi ad analizzare quanto stava succedendo, si potesse migliorare il lavoro di tutti, mi ha stimolato a voler rivedere con più costanza il mio processo commerciale.

Ho voluto raccontarvelo perché penso che sia un rischio che corriamo tutti. Anche voi vi fate prendere dalla quotidianità oppure riuscite a ritagliarvi dei momenti di riflessione? Come fate?

 

{ 3 comments… read them below or add one }

1 giovanni poidomani 21 maggio 2013 alle 12:54

io purtroppo sono uno di quelli che si fa prendere dalla quotidianità e mi riesce difficile cambiare la situazione dovendo fare continuamente assistenze ai clienti e ai colleghi. Vorrei poter lavorare in un bunker. :-)

2 Giuseppe De Ieso 21 maggio 2013 alle 15:18

…beh, premetto che stamperò quel grafo iniziale e lo incollerò al mio display !!! :-)
Mi rivedo ahimè in quello che scrivi, soprattutto nell’affermazione : “Il risultato è che si lavora tanto, ma senza certezza dei risultati e senza un cammino di miglioramento continuo.” …. concordo pienamente sul fatto che per fortuna ci sono cose, avvenimenti e “piccole” conquiste che ci spronano e ci motivano ad andare avanti!
Grazie per questa riflessione, Giovanni!
Ciao a tutti!

3 Giuseppe Cassanelli 21 maggio 2013 alle 20:13

“Momenti di riflessione”: la mattina allo specchio ;-)

Scherzi a parte, purtroppo non è possibile lavorare in un bunker, e direi che sia anche giusto per evitare di perdere il contatto con la realtà.
BISOGNA auto-gestire sia il lavoro di routine, le emergenze ed anche la pianificazione ed il controllo, ma sappiamo che non è facile.
E meno male che siamo informatici, avvezzi all’analisi dei problemi … !

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