È l’approccio che conta

by Giuseppe Lanzi on 9 marzo 2010

Rubik City

Come ho già detto in passato il lavoro di assistenza tecnica è interessante perché costringe a trovare un modo sempre diverso di fare-configurare-risolvere un determinato problema. Oggi aggiungo che dà anche l’opportunità di vedere approcci diversi alla ricerca della soluzione, e questo per me è una ricchezza.

Nel vedere questi approcci ho notato che in molti casi la soluzione al problema non è stata trovata perché il malfunzionamento non è stato analizzato con un metodo preciso. Così facendo serve più tempo per risolverlo, oppure l’aiuto di qualcun altro per venirne a capo.

Voglio raccontarvi il mio metodo. La mia personale scaletta è composta di tre fasi: replicare, isolare, congelare.

Prima di tutto è necessario essere in grado di replicare il problema, perché finché capita in modo imprevedibile è difficile comprenderlo, figurarsi risolverlo. L’ideale è conoscere la sequenza esatta di operazioni da compiere per manifestare l’anomalia, ma può andar bene anche un problema che si ripresenta molto spesso. Nella maggior parte dei casi già in questa fase si trova la soluzione.

Se il problema non è risolto bisogna isolarlo, cioè separare il più possibile l’anomalia dai normali comportamenti applicativi. L’analisi di un solo ingranaggio è sicuramente più semplice rispetto a quella dell’intero meccanismo, ed è così che si possono risolvere i casi complessi. Trovare l’ingranaggio giusto, poi, aiuta la comprensione di quello che sta veramente accadendo.

Se ancora la soluzione non è stata trovata, è arrivato il momento di chiedere aiuto per non perdere troppo tempo. In questo caso occorre congelare il progetto, cioè crearne una copia in cui il problema sia isolato e replicabile. Questo passaggio è di fondamentale importanza perché altrimenti ogni successiva variazione dell’applicazione può impedire l’analisi del problema, richiedere altro tempo per replicarlo, o peggio risolverlo casualmente, senza che sia stato possibile capirne la causa e quindi avere la certezza che non si presenti più.

In molte delle richieste di assistenza che abbiamo gestito, l’uso di questo approccio ha permesso al cliente di individuare la soluzione da solo. Usandolo prima sarebbe stato possibile risparmiare tempo, trovando la soluzione anche senza il nostro intervento.

Se non avete un metodo prestabilito di approccio alla soluzione di un bug, vi suggerisco di provare questo. Se invece avete qualcosa da aggiungere sarei molto contento di parlarne insieme.

Picture: farnea

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1 Riccardo Bianco 9 marzo 2010 alle 16:38

Mi pare un ottimo metodo, grazie delle “dritte”!

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