E il riconoscimento vocale? Sempre meglio

by Giuseppe Lanzi on 25 settembre 2015

Il riconoscimento vocale è sempre stata una delle interfacce da sogno nel nostro immaginario passato e presente, dal “computer” del capitano James T. Kirk al “Jarvis” di Tony Stark. Siamo ancora lontani dall’intelligenza artificiale, ma a parte quello c’è un altro prerequisito fondamentale per poter ottenere il risultato: il fatto che il computer capisca quello che hai detto davvero e non qualcos’altro. Che il testo venga riconosciuto correttamente anche dal mio smartphone e non solo da un supercomputer grosso come un frigorifero.

Se siete degli incalliti tester di nuove tecnologie, come me, vi sarà capitato spesso di usare il riconoscimento vocale solo per veder comparire sul monitor tutt’altra frase. Qualche anno fa ho provato a scrivere un tweet che diceva “Ho appena schivato una papera ferma in mezzo all’autostrada: un’esperienza sconvolgente!”, ma alla fine me l’ero tenuto per me (salvo poi scriverci sopra un post nel 2012).

Ma, come tutto il resto, anche il riconoscimento vocale migliora a grandi passi. Ad esempio è di questi giorni l’introduzione da parte di Google di un nuove tecnologie per il miglioramento delle reti neurali per il riconoscimento vocale. Poter rispondere via messaggio, usare applicazioni o comandare i nostri dispositivi con la voce si avvicina sempre di più all’esperienza a cui i film ci hanno fatto sognare.

Adesso provo con il telefono (Google Nexus 5):

“Ho appena schivato una papera ferma in mezzo all’autostrada: un’esperienza sconvolgente!”.

Hey! Niente male davvero!

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