Cos’è un prodotto semplice?

by Giuseppe Lanzi on 30 aprile 2013

In più di una occasione ci siamo trovati d’accordo nel dire che la semplicità è un elemento fondamentale per un’app di successo, ma cosa significa semplice? Anche se sembra un concetto scontato, per capire meglio cosa significa dobbiamo chiederci “in cosa consiste la difficoltà?”.

Recentemente mi sono imbattuto in un interessante articolo sull’overhead cognitivo, cioè la quantità di salti che il nostro cervello deve fare per comprendere e contestualizzare quello che ha di fronte. Più la conoscenza dell’utente è lontana dal contesto applicativo e più grande è il suo overhead, cioè più difficile per lui l’uso dell’applicazione. Ma quali sono le conoscenze che l’utente potrebbe non avere?

Cercando la risposta troviamo due diversi tipi di difficoltà, causati dalla mancanza di due diversi tipi di conoscenza: quella tecnologica e quella applicativa.

La conoscenza tecnologica serve a comprendere le implicazioni tecniche delle funzioni applicative, necessarie ad esempio per sapere quando mandare i dati al server, come importare una foto dal rullino, come stampare un pdf prodotto dall’applicazione, ecc. Invece la conoscenza applicativa serve a comprendere il processo, ad esempio sapere se bisogna fare una fattura per ogni prodotto ordinato oppure una unica.

Quindi nella progettazione di un’applicazione possiamo affrontare il problema “semplicità” su due fronti distinti: da un lato ridurre le conoscenze tecnologiche necessarie al suo utilizzo e dall’altro renderne più intuitivo il processo. Mentre possiamo fare molto per semplificare l’aspetto tecnico, non possiamo rendere un processo intuitivo a chi non lo conosce già. Perché l’intuizione può derivare solo da un’esperienza precedente.

Durante la progettazione di un’applicazione si è tentati di seguire la regola “tutti devono riuscire a usarla”, ma forse dovremmo intenderla come “tutti quelli che conoscono il processo devono riuscire a usarla”.

Non dobbiamo cadere nella trappola di far fare tutto a tutti.

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1 stef@no 30 aprile 2013 alle 19:31

poche parole ma con una chiusa illuminante, grazie molte.
Mi è tornato in mente un libro di un pò di tempo fa (D. A. Norman – La caffettiera del masochista. Psicopatologia degli oggetti quotidiani. Giunti 1997).
L’argomento verte sull’individuazione del corretto processo di analisi che porta alla progettazione di oggetti di uso quotidiano, ma i concetti che esprime si possono tranquillamente ribaltare sulla “progettazione di applicazioni di uso quotidiano”.
Ne consiglio la lettura o anche (come nel mio caso) la rilettura.

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