Aiutante o sostituto?

by Giuseppe Lanzi on 1 giugno 2010

Cosa c’è di più fastidioso di un maestrino che finisce il discorso al posto vostro e vi riscrive di nascosto il tema riempiendolo di palesi idiozie? Eppure basta chiamare quel maestrino “computer” e accetterete tutto questo come segno del progresso inarrestabile.

Questo è l’incipit particolarmente azzeccato di un articolo che mi è capitato tra le mani e che denigra il correttore automatico di word. Mentre leggevo mi sono tornate in mente tutte le volte in cui  word ha cercato di trasformare - client di posta [invio] in - client di POSTA AEREA, stravolgendo il senso del documento. Non solo è fastidioso ma rallenta il mio lavoro.

D’altra parte quando cerco su Google le specifiche di un obiettivo per la macchina fotografica e scrivo canon 15 mi fa piacere che BigG mi proponga canon 15-85mm review, perché è esattamente quello che sto cercando.

Ma allora quand’è che un automatismo diventa fastidioso? Per Pro Gamma è una questione molto importante perché In.de di automatismi ne ha a centinaia.

Per rispondere ho cercato la differenza tra il correttore di Word e Google: il fatto è che BigG propone un’azione mentre Word agisce per conto suo. È fastidioso quando il software sostituisce l’uomo invece di aiutarlo.

Qualcuno allora potrebbe suggerire che il computer deve sempre chiedere all’operatore come comportarsi, ma questa filosofia ha portato ad esempio a installatori che fanno domande stupide come “È stato scelto di installare [software] nella cartella [percorso], si desidera crearla?” e al Controllo Account Utente di Vista che chiede in continuazione se l’applicazione appena avviata può alzare i propri privilegi, domanda alla quale il 90% degli utilizzatori di Windows non sa cosa rispondere.

Non c’è niente da fare, il software deve operare anche per conto suo. Ma allora qual è la soluzione giusta?

Cercando la risposta mi sono imbattuto in un articolo dal titolo I framework ci rendono ignoranti? e mi ha colpito una frase:

I programmatori “moderni” [...] non hanno la più pallida idea di ciò che succede nei bassifondi del framework.

Ecco il rischio nascosto: l’utente non capisce cosa succede. Nell’uso di un software è importante che si capisca cosa fa un automatismo, e che sia possibile modificarne rapidamente gli effetti.

Quindi riassumendo un software deve:

  1. sostenere l’utente aiutandolo e non sostituendosi a lui
  2. effettuare in autonomia le scelte che l’utente non ha la capacità di fare
  3. informare sempre l’utilizzatore del lavoro compiuto garantendo la possibilità di una correzione rapida.

Ecco perché è tanto difficile!

Picture: iBolli.it

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1 Riccardo Bianco 1 giugno 2010 alle 16:42

Botte piena, moglie ubriaca…

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