A tutti i passeggeri: il pilota è autodidatta

by Giuseppe Lanzi on 25 settembre 2012

C’è un aspetto del mondo dell’informatica che mi incuriosisce e mi preoccupa allo stesso tempo: la formazione. Per motivi di fretta, di opportunità o di praticità, nell’adozione di uno strumento nuovo è sempre forte la tentazione di dire “impariamo facendo”.

Fin qui non ci sono problemi, anzi un po’ di pratica è l’ideale. Tutti i tool e i linguaggi di programmazione sono oggetti complessi che non possono essere conosciuti senza sporcarsi le mani, e lo stesso vale per Instant Developer. Il guaio è che spesso si intende “impariamo facendo (da soli).

Perché imparando da soli ci si perde il meglio. Nella maggior parte dei casi, chi usa questo approccio con Instant Developer si riconosce chiaramente.

Affrontando la formazione senza confrontarsi con il team di supporto ci si lascia limitare dalle proprie idee, si cerca di piegare lo strumento al proprio modo di fare invece di cercare di comprenderlo per sfruttarlo al massimo. Capita spesso di chiudere  in cinque minuti un ticket di assistenza che sembrava insormontabile solo perché affrontato nel modo sbagliato.

È un problema di convenienza. Il team di supporto aiuta a risolvere i problemi in tempi più brevi e guida all’uso corretto per il caso specifico. Ciò che si ottiene è un vantaggio concreto, un aiuto utile a rispettare le scadenze e a limitare i costi di produzione. E perché no, ad allargare la propria visione e ad imparare nuove cose.

I supporti per l’auto formazione ci sono, ma è ragionevole imparare uno strumento in autonomia solo se il caso da gestire non è complesso o si sta facendo una prova. Quando si trattano applicazioni enterprise non è il momento di giocare. Voi fareste prendere alla vostra famiglia un aereo guidato da un pilota autodidatta?

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1 Ale 25 settembre 2012 alle 17:30

Parole sante!

2 Riccardo Bianco 26 settembre 2012 alle 09:03

“si cerca di piegare lo strumento al proprio modo di fare invece di cercare di comprenderlo per sfruttarlo al massimo”

se questo approccio è scorretto con ogni strumento, con InDe è ancora più scorretto

3 Mauro Marini 27 settembre 2012 alle 02:41

Aggiungerei un paio di domandine per stimolare la discussione:
1) Prendereste un volo con un pilota che ha studiato tutto, proprio tutto, ma solo in teoria + simulatore di volo?
2) Oppure: cosa pensereste se, una volta saliti a bordo, la hostess annunciasse: “il volo avrà un partenza ritardata di un mese perché il pilota sta seguendo il corso decimo livello avanzato di pilotaggio”?

La formazione è effettivamente un tema chiave in un mondo che cambia e diventa sempre più “correlato” (complesso).
Si potrebbe pensare alla formazione come la programmazione di un cervello al fine di sviluppare una cooperazione applicativa con un sistema esterno (InDe).
Bisogna introdurre nella testa il modello concettuale (i processi e i concetti), quello logico (le funzioni , le regole e le procedure) e quello fisico (le interfacce, gli strumenti: il debuger, il compilatore…).
Rispetto alla programmazione di un computer però un cervello ha anche le paure, diversi tipi di memoria (corto termine, procedurale…), i preconcetti (o pre modelli) da adattare o costruire ex novo, le necessità (es.: l’urgenza di ottenere dei risultati.

Ad esempio: “fare da soli” serve prevalentemente per abbattere alcune barriere psicologiche. In certi casi agisce al contrario e consolida i preconcetti (“non funziona, non fa quello che mi aspetto”), sintomo di una errata programmazione concettuale …della testa, non di Inde.

Credo che Progamma abbia un grande vantaggio da giocare: InDe è un ambiente molto ordinato, con un modello concettuale che, sebbene complesso, è coerente e con una documentazione ampia e curata.

Il commento di Giuseppe mi fa pensare all’eterna lotta tra due approcci: Formazione evolutiva vs Formazione strutturata. Creatività vs Efficienza. Non credo che uno di questi metodi sia migliore e l’altro peggiore, ma che servano entrambi. Questo perché l’apprendimento è un processo complesso:
-Non c’è un punto di partenza valido per tutti.
-Non c’è un percorso unico valido per tutti.
-Non c’è un unico strumento più efficace di tutti.

Su quale strumento investire per chi deve iniziare o approfondire o raggiungere un obiettivo in fretta: tutorial, lezioni frontali, lettura della documentazione (guida, reference), ipotetici video didattici da guerrilla (“fare una app in 10 minuti”), forum, assistenza?
La difficoltà nella scelta è causata dalla necessità di adattare progressivamente il percorso agli obiettivi, competenze, barriere psicologiche, capacità di ognuno. Servirebbe un tutor automatico capace di giudicare e adattare il flusso di informazioni…fantascienza.

Alla fine credo che dipenda molto da come uno organizza se stesso, non nel senso di fare tutto da solo, ma nella scelta degli strumenti formativi da usare tra quelli a disposizione. Però più strumenti ci sono, più ampia è la configurazione di scelte possibili.
Un giovane nativo digitale che vuole fare un programmino per iPad non seguirà lo stesso percorso scelto da un senior cresciuto con la programmazione strutturata degli anni ’70-’80. Non c’è giusto o sbagliato, ma: ha la possibilità o non ha la possibilità di seguire un percorso adatto alle sue priorità?

Ricordo la prima volta che affrontai il tutorial on line: quello che mi sorprendeva non erano le funzioni di InDe, ma il tutorial stesso. Mi chiedevo: ma come l’avranno fatto? Con Inde? Bello!

Ripensando a certi atterraggi, forse ho preso qualche aereo dove il pilota aveva studiato da solo…e sono ancora vivo. ;-)

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