A ognuno il suo mestiere

by Giovanni Foschini on 2 febbraio 2010

Engineer & Contractor

Una cosa che mi ha sempre colpito è che nel mondo dell’informatica i ruoli non sono sempre ben definiti, anche quando si opera in organizzazioni strutturate.

Questa confusione nasce anche dalla scelta di “farsi tutto in casa” che una volta poteva essere una scelta corretta soprattutto quando sia le applicazioni che il contesto tecnologico erano relativamente semplici.

Anche il fatto che per fare software si usi altro software fa sì che che spesso non ci sia separazione tra codice applicativo e codice di servizio (di infrastruttura) anzi spesso sono fortemente dipendenti l’uno dall’altro,  con il risultato che quando finalmente il progetto è finito è ormai tecnologicamente obsoleto.

Questo era vero ieri e lo è ancora di più oggi perché lo scenario con cui dobbiamo fare i conti ci impone una evoluzione tecnologica continua: ogni sei mesi vengono presentate novità hardware (Netbook, Nexus One, iPad), software (Flex, Silverlight, ecc.) e di architettura (Cloud Computing, GoogleOS), infine la ciliegina sulla torta sono le esigenze dei nostri clienti che sono sempre più complesse: tutti aspetti che non possono essere ignorati.

A mio parere e qui posso sembrare provocatorio ma attendo i vostri suggerimenti, l’unica soluzione per poter gestire efficacemente il quadro appena descritto consiste in una maggior specializzazione dei ruoli e delle proprie competenze anche rivolgendosi fuori dalla propria azienda.

Si pensi ad esempio alla Formula Uno, che è un contesto ad altissima innovazione tecnologica, dove più squadre utilizzano gli stessi motori riadattandoli alle proprie esigenze, perché svilupparne uno in autonomia costerebbe troppo.

Questo è anche il motivo per cui Pro Gamma oggi ha una natura ben definita: sviluppare Instant Developer, mantenerlo allo stato dell’arte identificando le tecnologie vincenti su cui traghettare i nostri clienti, senza svolgere nessun’altra attività di sviluppo su altri prodotti o su progetti speciali.

In questo modo le nostre energie sono tutte focalizzate a gestire al meglio le evoluzioni tecnologiche e a renderle disponibili ai nostri clienti e ciò consente a loro di valorizzare il proprio core business migliorando le proprie competenze applicative e di rimanere sempre allo stato dell’arte della tecnologia salvaguardando così i propri investimenti.

Voi come la pensate?

{ 8 comments… read them below or add one }

1 uno 2 febbraio 2010 alle 13:11

SIETE DEI FALLITI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

2 Giuseppe Cassanelli 2 febbraio 2010 alle 13:29

Caro Giovanni, nel 1979 dovevo sviluppare in PL/1 un’applicazione con molte maschere video e avrei dovuto scriverle campo dopo campo con grande dispendio di tempo, sangue e sudore.
Allora, dopo una nottata di cattiva digestione e di elevata meditazione, mi misi a scrivere un programma che, analizzando un file di testo contenente il disegno di una form, producesse centinaia di righe di codice senza errori per far funzionare quella form. Grande libidine che ho protratto nel tempo – una versione in UNIX l’ha vista anche FF !
Nel 2000 sono salito sul carro di INDE perchè stanco di perdere il mio tempo ad imparare linguaggi distraendo energie dai problemi da risolvere… ed eccoci qua.
Tutto questo per confermare la correttezza di approccio di quanto dici, che è comunque vera anche senza arrivare alla F1: sono alcune migliaia di anni che la divisione/specializzazione del lavoro ha portato vantaggi all’Umanità: un agricoltore non si sogna nemmeno di costruirsi un trattore come un soldato non si fabbrica il fucile mitragliatore…
Alla prossima

3 Davide Sorrentino 2 febbraio 2010 alle 13:57

io ho lavorato sempre in realtà piuttosto piccole e spesso mi sono trovato a dover affrontare richieste del genere. E’ chiaro che sempre di più ci è richiesta una specializzazione perché non è più possibile, né conveniente, sostenere delle situazioni in bisogna far tutto, o ancora peggio, in cui tutti debbono far tutto;
però se penso al mio lavoro mi accorgo che – parafrasando sant’Agostino – “il particolare, se non è legato al tutto si perde”.
“maggior specializzazione dei ruoli e delle proprie competenze anche rivolgendosi fuori dalla propria azienda” significa per me anche una sempre maggior capacità di analisi di tutti i processi e le relazioni che entrano in gioco su una commessa; non per niente, se non fosse così, probabilmente non ci sarebbero né questo blog né le proposte della community, ma continuereste a sviluppare secondo una linea teorica da voi tracciata.

4 Giuseppe Lanzi 2 febbraio 2010 alle 14:49

@uno siamo dei FALLITI, con un blog

5 Angelo Bai 2 febbraio 2010 alle 17:15

Penso che l’integrazione di prodotti esterni sia un modo per velocizzare la costruzione di applicazione e di focalizzare l’attenzione sul proprio core business. Sono perfettamente daccordo.

6 Riccardo Bianco 3 febbraio 2010 alle 09:33

Sono d’accordo, ma mi spaventa il rovescio della medaglia: lasciare ad esterni l’incombenza di occuparsi dei “problemi tecnici” a poco a poco ci allontana da essi e ci rende ignoranti in tal senso, in base a cosa poi valuteremo la bontà di uno strumento? Certo possiamo continuare a tenerci informati, ma questo non è paragonabile all’esperienza ricavata dal lavoro giornaliero. Non so se sia vero, ma mi è rimasto impresso questo esempio: in una delle strutture del Giappone (treni, strade… non ricordo) una volta ogni tanto “staccano” gli automatismi e ritornano a fare “tutto a mano”.

7 Giovanni Foschini 3 febbraio 2010 alle 18:57

@Riccardo, Condivido, nel senso che il problema non si risolve suddividendo ruoli diversi fra persone o aziende differenti; inoltre ognuno di noi deve coltivare le proprie passioni e i propri interessi.
Il problema è proprio nel nostro quotidiano perchè quando stiamo affrontando un problema applicativo non dovremmo essere distratti da questioni tecnologiche.
Purtroppo gli strumenti di sviluppo tradizionali ci costringono a “mischiare” questi due ambiti e l’esito è che le aziende devono “rifare” ciclicamente i prodotti perchè “qualcun altro” ha deciso che le tecnologie utilizzate sono obsolete.
Ben venga quindi l’approfondimento, la prova e l’analisi delle novità tecnologiche, ma solo quando vogliamo effettivamente farlo.

8 Giuseppe Cassanelli 17 febbraio 2010 alle 17:10

Mi permetto di riprendere l’argomento. @Davide: non sono così colto dal punto di vista umanistico nè così attento agli scritti filosofici e/o religiosi ma la citazione di S.Agostino mi piace e concordo.
Mai perdere di vista il quadro d’insieme e proprio in forza di questo cerco di non disperdere energie preziose in dettagli meccanico/tecnici anche se, in ultimo, sono quelli che decretano il corretto funzionamento di un meccanismo, sia esso fisico o software.

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